Categorie
Guitars Semihollow

Gibson ES-335 Sixties Cherry

Parkinson’s e Cinema

Mi ci è voluto un po’ per rendermi conto che uno dei miei più grandi interessi per la scienza affondava le radici in una profonda passione per il cinema nata nel Natale del 1985. Proprio poco prima di quelle feste, vidi per la prima volta “Ritorno al Futuro”. Il film divenne immediatamente il mio preferito perché toccava temi a me cari: l’avventura, l’azione, l’amore per la famiglia e il concetto profondo che i figli, a volte, possano aiutare i propri genitori. Oltre a tutto questo, c’erano le chitarre e la musica.

Nel film ci sono tre scene fondamentali, tutte elementi cruciali della narrazione. La scena iniziale, con la chitarra mini e l’amplificatore gigantesco, riflette un sogno che tutti i giovani chitarristi hanno avuto almeno una volta nella vita: creare caos ultrasonico con la propria musica.

Poi c’è la scena dell’audizione a scuola — un fiasco colossale che tutti i musicisti, professionisti o dilettanti, conoscono bene.

La terza scena rappresenta il momento della redenzione, ed è probabilmente la più importante del film. Dopo aver assicurato il primo bacio ai suoi genitori, a Marty viene chiesto di suonare “qualcosa di forte”. Parte così con “Johnny B. Goode” di Chuck Berry. Sappiamo tutti come si sviluppa la scena: Marty si perde nella musica, passando dal rock-and-roll del 1955 a un frenetico medley di stili futuri: il mulino a vento di Pete Townshend, i calci a terra di Angus Young e il finger-tapping di Eddie Van Halen.

Da bambino di 8 anni, rimasi folgorato dall’energia e dalla potenza del mio nuovo idolo, che dominava quella Gibson con una precisione motoria e un’agilità incredibili.

C’è un paradosso profondo nel vedere l’eroe della propria infanzia diventare il volto globale di una patologia che priva una persona proprio di quel movimento. Michael J. Fox ha trasformato la sua diagnosi in una missione scientifica mondiale e, in un certo senso, io ho seguito inconsciamente quella stessa scia.

La Gibson ES-335 — anche se quella del film era in realtà una ES-345 — è stata il sogno di una vita. Per anni è stata qualcosa che potevo vivere solo nei film e nei desideri. Poi, cinque anni fa, ho sentito di essere finalmente pronto musicalmente per fare il grande passo. L’ho comprata. Dopo un paio d’anni, ho incontrato alcuni rappresentanti della Michael J. Fox Foundation, e il cerchio si è finalmente chiuso.

Ogni volta che impugno questa chitarra, la linea temporale della mia vita si mette a fuoco: è il ponte tra il bambino che sognava nel 1985 e il medico e investitore che oggi cerca una cura. Rappresenta gli eroi che mi hanno insegnato a guardare verso un futuro dove — attraverso la visione, la scienza e la canzone giusta — troveremo finalmente il ritmo per guarire ciò che un tempo si pensava fosse infranto.

Categorie
Guitars Semihollow

Gibson ES-335 Chris Cornell Replica

1991, avevo 14 anni, curvo sui libri di scuola mentre mio fratello, più grande di me di sei anni, ascoltava musica con il suo Walkman. Non avevo idea che la mia vita stesse per cambiare nel giro di pochi minuti. Credo stessi leggendo un libro di latino quando mio fratello mi mise le cuffie sulle orecchie. Era il riff di apertura di “Smells Like Teen Spirit”. Dopo un’iniziale reazione scettica (il volume era decisamente troppo alto, come è giusto che fosse), sentii immediatamente il bisogno di ascoltare altro.

    Il 1991 è stato un anno seminale per il rock: la rinascita dell’ultimo grande movimento musicale della storia basato sulla chitarra. Non ci fu solo Nevermind dei Nirvana; ci furono Ten dei Pearl Jam, Achtung Baby degli U2, Blood Sugar Sex Magik dei Red Hot Chili Peppers, Out of Time degli R.E.M. e il Black Album dei Metallica.

    E poi c’era una band unica, un gruppo di quattro persone che scavava a fondo nel blues, nel metal, nei Beatles, nei Led Zeppelin e nei Black Sabbath con il loro album Badmotorfinger. Era più di un semplice esercizio musicale; era uno sguardo onesto, crudo e profondo sulla condizione umana. Al centro di quella band, i Soundgarden, c’era un ragazzo con i capelli ricci, una voce incredibile, un carisma immenso, doti di scrittura uniche e una tecnica chitarristica all’altezza del resto. Il suo nome era Chris Cornell.

    Divenne rapidamente uno dei miei eroi musicali, in compagnia di leggende come John Coltrane, Jimi Hendrix, Miles Davis e Bruce Springsteen. La musica dei Soundgarden ha scandito i capitoli della mia vita, dal loro scioglimento nel 1997 alla loro reunion nel 2010. Nel 2017, Chris Cornell è morto suicida — una perdita terribile per la musica e per milioni di fan, me compreso.

    Era solito trascorrere il Natale a Roma, la città dove vivo. Nel 2016 tenne un concerto qui, ma non potei partecipare a causa di impegni di lavoro. Rimane uno dei miei più grandi rimpianti. Spinto da quel rammarico e da un mix di emozioni — inclusa la gratitudine che provo per mio fratello, che mi ha introdotto a questo genere — ho deciso di rendere omaggio a questa storia, e nello specifico a Chris Cornell, costruendo una replica di una delle sue signature: la Gibson ES-335.

    Ci sono voluti diversi mesi per scegliere i legni, l’hardware e il liutaio che potesse davvero comprendere il significato del progetto. Non è una mera copia di una chitarra, ma un gesto d’amore genuino e di apprezzamento per coloro che hanno arricchito la mia vita con la loro musica e la loro guida.

    Categorie
    Guitars Semihollow

    Eastman T59/v-SB

    Una 335 per domarli tutti

    Ma la verità è che, nel mio caso, la storia non è tanto nella chitarra quanto nel viaggio. Un viaggio lungo, a tratti faticoso, quasi un travaglio vero e proprio. Perché la 335 è un po’ come l’araba fenice: tutti ne parlano, tutti la cercano, pochi l’hanno trovata davvero.

    Sulla carta potrebbe essere la chitarra perfetta. Anzi, potrebbe essere l’unica chitarra di cui un uomo abbia mai avuto bisogno. Blues, rock, jazz, suoni dettagliati, dinamica, corpo, aria, definizione. Tutto. Ed è proprio questo il problema. Quando uno strumento promette tutto, trovare quello giusto diventa difficilissimo.

    Perché una 335, per suonare davvero bene, deve avere caratteristiche molto particolari. Deve rispondere al tocco, deve stare insieme quando la spingi, ma anche restare raffinata quando abbassi il volume. Deve reggere il pulito senza sembrare vuota e il drive senza impastarsi. Deve essere maneggevole (non ho detto leggera, impossibile). E quando inizi a cercare queste cose sul serio, ti accorgi che il prezzo sale… fino a cifre da automobile. Sempre ammesso che a quelle cifre trovi quella giusta o solo un gioiello senz’anima.

    Eppure continui a cercarla. Perché l’idea che esista davvero una 335 capace di fare tutto, senza compromessi, è troppo potente per lasciarla andare. Non è ossessione, è speranza. Ed è forse questo il bello: non tanto possederla, ma sapere che da qualche parte, prima o poi, quella chitarra ti sta aspettando.

    E poi c’è la domanda che nessuno fa mai ad alta voce: cosa succede se la trovi davvero? Panico. Perché dopo la 335 perfetta che fai, chiudi bottega? Fine della ricerca, fine delle notti passate a confrontare seriali, anni, manici, pickup? Domande inquietanti, quasi esistenziali. Il rischio non è non trovarla, è trovarla sul serio.

    Allora forse la soluzione è un’altra, molto più sana: trovare una 335 che fa al caso tuo come questa meravigliosa Eastman T59, che si avvicina in tutto e per tutto ai parametri che in questo momento della vita mi sono prefissato. Una chitarra che parla ora il mio linguaggio, non quella ideale di un te stesso futuro e ipotetico. Excalibur può aspettare. Cercarla fa parte del mito, ma vivere e suonare bene oggi è molto più rock’n’roll.

    In fondo la 335 non è il punto di arrivo, è un compagno di strada. E come tutti i compagni veri, non deve essere perfetto: deve essere giusto.