1991, avevo 14 anni, curvo sui libri di scuola mentre mio fratello, più grande di me di sei anni, ascoltava musica con il suo Walkman. Non avevo idea che la mia vita stesse per cambiare nel giro di pochi minuti. Credo stessi leggendo un libro di latino quando mio fratello mi mise le cuffie sulle orecchie. Era il riff di apertura di “Smells Like Teen Spirit”. Dopo un’iniziale reazione scettica (il volume era decisamente troppo alto, come è giusto che fosse), sentii immediatamente il bisogno di ascoltare altro.
Il 1991 è stato un anno seminale per il rock: la rinascita dell’ultimo grande movimento musicale della storia basato sulla chitarra. Non ci fu solo Nevermind dei Nirvana; ci furono Ten dei Pearl Jam, Achtung Baby degli U2, Blood Sugar Sex Magik dei Red Hot Chili Peppers, Out of Time degli R.E.M. e il Black Album dei Metallica.
E poi c’era una band unica, un gruppo di quattro persone che scavava a fondo nel blues, nel metal, nei Beatles, nei Led Zeppelin e nei Black Sabbath con il loro album Badmotorfinger. Era più di un semplice esercizio musicale; era uno sguardo onesto, crudo e profondo sulla condizione umana. Al centro di quella band, i Soundgarden, c’era un ragazzo con i capelli ricci, una voce incredibile, un carisma immenso, doti di scrittura uniche e una tecnica chitarristica all’altezza del resto. Il suo nome era Chris Cornell.
Divenne rapidamente uno dei miei eroi musicali, in compagnia di leggende come John Coltrane, Jimi Hendrix, Miles Davis e Bruce Springsteen. La musica dei Soundgarden ha scandito i capitoli della mia vita, dal loro scioglimento nel 1997 alla loro reunion nel 2010. Nel 2017, Chris Cornell è morto suicida — una perdita terribile per la musica e per milioni di fan, me compreso.
Era solito trascorrere il Natale a Roma, la città dove vivo. Nel 2016 tenne un concerto qui, ma non potei partecipare a causa di impegni di lavoro. Rimane uno dei miei più grandi rimpianti. Spinto da quel rammarico e da un mix di emozioni — inclusa la gratitudine che provo per mio fratello, che mi ha introdotto a questo genere — ho deciso di rendere omaggio a questa storia, e nello specifico a Chris Cornell, costruendo una replica di una delle sue signature: la Gibson ES-335.
Ci sono voluti diversi mesi per scegliere i legni, l’hardware e il liutaio che potesse davvero comprendere il significato del progetto. Non è una mera copia di una chitarra, ma un gesto d’amore genuino e di apprezzamento per coloro che hanno arricchito la mia vita con la loro musica e la loro guida.





