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Boss DF-2 Super Feedbaker & Distortion

Il Boss DF-2 Super Feedbacker & Distortion è una pizza in faccia.
Con questo si scava. E infatti qui si va giù, agli albori della mia vita musicale a Legnago.

Questo pedale — insieme a un’altra piccola serie di effetti — ce lo vendette Davide “cavallo”. In quel momento era appena uscito, per divergenze caratteriali, dalla formazione primigenia dei Timoria. Per noi non era un ex musicista: era il guru. Punto.

Davide non consigliava. Davide decideva.
Ci diceva cosa ascoltare e cosa no, senza sfumature, senza appello. E noi — ovviamente — lo seguivamo. Erano gli anni ’80, il pop dominava con i suoi colori, l’estetica neon, le superfici lucide. Tutto sembrava finto, iperprodotto, sorridente per forza. Avercelo oggi quel pop (ma questa è un’altra storia).

E lui fece una cosa fondamentale: ci portò altrove.

New wave inglese.
Punk.
Rock vero anni ’70.
Blues elettrico.

In pratica, ci mise in mano la musica che poi avrei ascoltato — e continuo ad ascoltare — per tutta la vita. Senza nostalgia, senza revisionismi. Una linea tracciata netta, allora, che non ho più davvero abbandonato.

Il Boss DF-2 stava perfettamente dentro quel contesto.
Non era un pedale gentile.
Distorsione secca, nervosa, poco accomodante. Un pedale che ora tutti snobberebbero, forse a ragion veduta.
E quel pulsante del Super Feedbacker che prometteva qualcosa di enorme, anche se non avevamo né i volumi né i locali per farlo succedere davvero. Ma non importava. Era un gesto culturale, prima ancora che sonoro.

Davide suonava un Ibanez bass e una SG rossa — che nella nostra testa era automaticamente una Gibson. Bastava quello per costruire il mito. L’immagine era chiarissima: suono scuro, attitudine netta, zero compromessi.

Poi, come succede solo ai personaggi veri, sparì.
Diventò biker.
E non lo vidi più.

Niente social, niente revival, niente racconti a metà.
Solo una traccia lasciata dietro: dischi, suoni, pedali passati di mano in mano e una direzione musicale impressa per sempre.

Il DF-2 oggi non è solo un pedale vintage. È un frammento di iniziazione. Un oggetto che porta dentro una persona, un’epoca, una scelta.

Cavallo è diventato una leggenda. Il pedale è rimasto. E certe lezioni, per fortuna, non si spengono mai.

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