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DOD Classic Tube FX53

Subito dopo aver scoperto il grunge, comprai la mia prima chitarra elettrica: una Yamaha RGX nera del 1992. Era una chitarra da battaglia economica — una “super-strat” molto essenziale ma, nel complesso, ben costruita. All’inizio, la sua unica compagnia era un amplificatore a transistor Charvel con un solo canale e un overdrive integrato a due voci (rock o metal, basato principalmente su diverse impostazioni dei medi).

Tuttavia, mi resi presto conto che mi serviva un pedale — un overdrive o un distorsore — per emulare i miei eroi: Cobain, Hendrix e i Metallica. Avevo pochi soldi e in città c’era solo un negozio di musica, il Discobolo. Vendevano di tutto: strumenti, spartiti e dischi. Entrai, probabilmente con mio fratello o mia madre, o entrambi.

Dopo aver spiegato cosa cercassi, mi proposero il DOD Classic Tube FX53. In base al numero di serie, il pedale era stato probabilmente prodotto nei primi anni ’80, il che significava che aveva già dieci anni quando lo acquistai. Lo provai usando una Strat e un grosso amplificatore valvolare Marshall, e mi piacque immediatamente.

Una volta tornato a casa, collegai la chitarra e sparai tutto al massimo. Il suono era completamente diverso — molto, molto scuro. All’epoca sapevo pochissimo di cosa servisse per plasmare un buon timbro, quindi dovetti imparare per tentativi ed errori.

Non mi sono mai innamorato davvero di questo pedale, ma è stato il primo effetto che io abbia mai posseduto. Rimarrà per sempre legato ai dolci ricordi di me che suono i Nirvana e Hendrix su un rig improbabile nel garage dei miei genitori.

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Boss DF-2 Super Feedbaker & Distortion

Il Boss DF-2 Super Feedbacker & Distortion è una pizza in faccia.
Con questo si scava. E infatti qui si va giù, agli albori della mia vita musicale a Legnago.

Questo pedale — insieme a un’altra piccola serie di effetti — ce lo vendette Davide “cavallo”. In quel momento era appena uscito, per divergenze caratteriali, dalla formazione primigenia dei Timoria. Per noi non era un ex musicista: era il guru. Punto.

Davide non consigliava. Davide decideva.
Ci diceva cosa ascoltare e cosa no, senza sfumature, senza appello. E noi — ovviamente — lo seguivamo. Erano gli anni ’80, il pop dominava con i suoi colori, l’estetica neon, le superfici lucide. Tutto sembrava finto, iperprodotto, sorridente per forza. Avercelo oggi quel pop (ma questa è un’altra storia).

E lui fece una cosa fondamentale: ci portò altrove.

New wave inglese.
Punk.
Rock vero anni ’70.
Blues elettrico.

In pratica, ci mise in mano la musica che poi avrei ascoltato — e continuo ad ascoltare — per tutta la vita. Senza nostalgia, senza revisionismi. Una linea tracciata netta, allora, che non ho più davvero abbandonato.

Il Boss DF-2 stava perfettamente dentro quel contesto.
Non era un pedale gentile.
Distorsione secca, nervosa, poco accomodante. Un pedale che ora tutti snobberebbero, forse a ragion veduta.
E quel pulsante del Super Feedbacker che prometteva qualcosa di enorme, anche se non avevamo né i volumi né i locali per farlo succedere davvero. Ma non importava. Era un gesto culturale, prima ancora che sonoro.

Davide suonava un Ibanez bass e una SG rossa — che nella nostra testa era automaticamente una Gibson. Bastava quello per costruire il mito. L’immagine era chiarissima: suono scuro, attitudine netta, zero compromessi.

Poi, come succede solo ai personaggi veri, sparì.
Diventò biker.
E non lo vidi più.

Niente social, niente revival, niente racconti a metà.
Solo una traccia lasciata dietro: dischi, suoni, pedali passati di mano in mano e una direzione musicale impressa per sempre.

Il DF-2 oggi non è solo un pedale vintage. È un frammento di iniziazione. Un oggetto che porta dentro una persona, un’epoca, una scelta.

Cavallo è diventato una leggenda. Il pedale è rimasto. E certe lezioni, per fortuna, non si spengono mai.