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Epiphone Casino USA Sunburst

Il Brit svelato

E poi c’è lei. La Epiphone Casino USA Sunburst.

La chitarra sogno. L’unico sogno che, fino a poco tempo fa, non era ancora stato realizzato.

Quel suono lì. Quello che riconosci prima ancora di sapere spiegare perché.
John LennonKeith RichardsNoel Gallagher, ma anche i Radiohead.
Quel mondo brit, sempre amato, sempre riferimento. Sempre casa, anche quando casa non lo era affatto.

Lei è meravigliosa. Odora di paradiso, davvero. Suona da spenta, vibra addosso come una cosa viva. E quando la attacchi a un Vox, vola alto sopra tutti noi. Sopra i muri di Brixton, fino ad arrivare qui, al mare di Anzio.

La mattina mi sveglia. Mi guarda. E dice: forza suonami.

E ora la verità, tutta intera: non mi sono ancora davvero approcciato. Non l’ho ancora affrontata. Ma lo farò. E sapete una cosa? È proprio questa attesa che oggi mi ripaga di tanti momenti passati con chitarre forse corrette, forse giuste, ma anonime. Senza anima. Senza voce.

La Casino no. Lei non si concede per abitudine. Lei ti chiede presenza. Adesso tocca a me. Fa paura, sì. Ma è una paura buona. Di quelle che arrivano solo quando sai che qualcosa conta davvero. Posso farcela. E lei lo sa.

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Eastman T49D/TV – Classic

E qui arriviamo a Eastman. E ci arriviamo con una scelta precisa, quasi simbolica.

La Eastman T49 è l’unica chitarra Eastman che presenterò. Non perché le altre non meritino, ma proprio per il contrario: per rappresentarle tutte.

Io adoro Eastman per un motivo molto semplice e molto concreto: ti dà la possibilità di suonare strumenti che oggi sono fuori produzione o fuori portata. Chitarre che esistono ancora come idea, come mito, ma non più come possibilità reale. Eastman quel vuoto lo colma, senza nostalgia finta e senza scorciatoie.

Questa T49D ha un carattere dichiaratamente vintage, ma non museale.
Si suona benissimo in jazz pulito, con quella autorevolezza che ti fa pensare subito a una Gibson ES-175, ma senza il peso psicologico di un pezzo custom shop. E poi, al ponte, con i pickup Antiquity, tira fuori un blues credibile, sporco il giusto, mai fuori controllo.

È una chitarra con una valenza sonora enorme. Passa da un registro all’altro senza cambiare personalità.
È maneggevole, ben bilanciata, sorprendentemente comoda per una hollow di questa stazza.
E sì, diciamolo: è bellissima da guardare. Una di quelle chitarre che ti fanno rallentare prima ancora di suonare.

Ma la cosa più importante è un’altra. Questa Eastman ha contribuito a farmi tornare la voglia di studiare jazz. Davvero. Non per ambizione, non per dovere. Per desiderio.

È uno strumento che non ti mette pressione, ma ti apre una porta. Ti dice: “quando vuoi, io sono qui”. E per uno come me, che ha imparato a dare valore al percorso più che all’arrivo, è una cosa enorme.

Se devo raccontare Eastman con una sola chitarra, scelgo questa.
Perché dentro la T49D c’è tutto: il rispetto per il passato, la possibilità del presente, e la voglia di continuare a imparare.