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Guitars Semihollow

Thinline Enrico La Salvia

Fu proprio il caro Gianluca anni fa a introdurre la tragedia greca nel mio modo di ‘ascoltare’ le esperienze e di giudicare le situazioni, per una serie di motivi che qui non interessano.

La tragedia intesa come equilibrio tra Apollo e Dioniso, come cifra di comprensione delle situazioni, gioiose o dolorose che siano, e come alibi per lasciarsi andare agli opposti del proprio carattere (qualora uno lo avesse compreso a 46 anni, boh…).

La Thinline “La Salvia” lo considero una delle conseguenze di questo approccio.

Eravamo in una fiera della chitarra che ha luogo annualmente all’EUR (Roma), io con le mie pianificazioni, la mia cautela, la mia malsana convinzione di sapere se fai la cosa giusta prima di farla.

Vittima dei suoni di Julian Lage ed Ed Bickert, desideravo un’ elettrica piena e giravo intorno alle Telecaster da qualche mese, ma non ne ho mai sopportato il peso, complice un problema cronico al collo. La soluzione secondo l’amico Gianluca era una thinline, di cui ignoravo l’esistenza, ma che sembrava merce un po’ rara da provare nei negozi della zona.

Camminando l’occhio cade su un banchetto affollato, di un liutaio molto giovane della zona di Roma Sud, tale Enrico La Salvia, dove era esposta una Thinline che sembrava una Tele, istintivamente la prendo e rimango sconvolto dalla leggerezza. “Grazie, è vuota!” puntualizzava Gianluca…

Mentre la provvo avevo a sensazione che andasse da sola, e malgrado il pickup al ponte fosse un po’ scarico (tanto per me neanche dovrebbero esistere), quello al manico era potente e rotondo, con un intervello di variazione del tono che non finiva mai.

Il prezzo per me era alto, ma non avevo idea di cosa significasse “chitarra di liuteria”.

Apollo, mi suggeriva di lasciar perdere: troppe incognite, spesa non pianificata, ‘non te la meriti’!

Mentre ci allontanavamo ho provato la sensazione chiara che quella “cautela” non mi stava salvando da un errore, mi stava privando di un’esperienza.

Così, per una volta, ho lasciato guidare Dioniso.

Sono tornato indietro, ho saltato i preamboli commerciali e mi sono fidato puramente dell’istinto e delle mani. Ho comprato quella Thinline non perché avessi verificato ogni parametro, ma perché aveva soddisfatto un bisogno stilistico, fisiologico in pochi secondi; e non me ne sono mai pentito.

È un oggetto incredibile per essere un’opera prima (nel genere thinline), che ogni volta mi dà la sensazione di avere tra le mani qualcosa che vale di più del suo prezzo.

Che poi è chello che i chitarristi cercano, oltro al suono.

Grazie Gianluca per la dritta, e grazie Enrico per lo strumento.

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