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Acoustics Guitars

Martin 00-17Se Whiskey Sunset 

Sedotta e abbandonata

E come ultima della triade, tra i testimoni del tempo, arriva lei. Più recente, sì. Ma già consumata più delle altre.
La Martin 00-17SE Whiskey Sunset.

Questa chitarra è stata maltrattata. Suonata con veemenza, senza riguardi.
C’è quella raspatura evidente sul top — non ho mai capito se sia il segno di un pickguard tolto male o semplicemente il risultato di uno strumming furioso, ripetuto, necessario per il proprietario. Poco importa. Quel segno non è un difetto: è una prova.

È una piuma. La prendi in mano e vibra tutta, subito. E nonostante l’aspetto vissuto, quasi stanco, è precisissima, dettagliata, controllata. Una di quelle chitarre che smentiscono l’occhio al primo accordo.

È il segnale più chiaro che conosco di una verità semplice: più le chitarre sono state usate, più respirano.
E quando respirano, danno il meglio di sé. Non ho ancora molte storie legate a lei. La nostra storia è ancora tutta da scrivere. La possiedo da troppo poco tempo. Ma alcune cose le so già, con una certezza che non ha bisogno di tempo: so che mi accompagnerà sempre.

È perfetta per il blues, ovviamente. Ha quel suono asciutto, diretto, ruvido il giusto.
Io la chiamo, senza troppe spiegazioni, il delta del Po — perché viene da quelle zone lì, geografiche e sonore. Umide, piatte, essenziali. Musica che non si alza, ma scorre.

Non so davvero chi sia stato il proprietario prima di me. Ho il sospetto fosse un gran fumatore — certe chitarre lo raccontano da sole, e anche le custodie (sigh).
Se potessi parlargli, gli direi solo questo: ora è in buone mani, puoi stare tranquillo.

E sapete una cosa? Ho il forte sospetto che lui lo sappia già. A volte ti chiedi perché una debba vendere una chitarra così vissuta, così tua. Ci sarà una ragione. Non è dato saperlo.

Questa Martin non credo di averla comprata. Credo di averla adottata. Doveva fermarsi. E io, ancora una volta, non ne sono il padrone. Sono il custode.

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